Riforma della scuola: svolta epocale o taglio all’istruzione?

Emanati dal consiglio dei ministri i regolamenti che definiscono la futura scuola secondaria. Come sempre i commenti sono ideologici ed esagerati: una “riforma epocale per la alla formazione dei nostri giovani … in linea con i Paesi europei più avanzati” o un “taglio alla scuola pubblica italiana che ci allontana dall’Europa e nega pari opportunità di vita, di educazione e di lavoro ai ragazzi e alle ragazze del nostro paese“. A voi capire da che parti arrivano le valutazioni.

Riservandomi un giudizio più approfondito dopo attenta lettura dei regolamenti, penso che si possano esprimere alcune pacate considerazioni “di buon senso”, senza cadere nella propaganda e nella polemica pregiudiziale.

1. Cominciamo con i “nomi delle cose”. Parlare di riforma è un’esagerazione. Chiamiamola “riorganizzazione o riordino degli indirizzi e dei quadri orari”. Messa così è un’operazione di buon senso, assolutamente necessaria, data l’assurda proliferazione degli ultimi vent’anni e la confusione derivante. Il progetto di riduzione degli indirizzi e delle ore settimanali di lezioni risale a Berlinguer, e non se ne fece nulla, chissà perché?

2. Demisitfichiamo la favola dei “tagli” del tempo della scuola. 30-32 ore settimanali sono l’orario scolastico medio delle scuole attuali, che sulla carta ne hanno 34-36, ma con i “giochini” delle ore di 50 minuti ne fanno molte meno. Se è vero quel che dice il ministro, che le ore ridotte saranno di 60 minuti, il tempo scuola non è per niente ridotto. Quello che in realtà diminuirà è il numero delle cattedre e dei posti-docente. Ma sono posti fasulli, realizzati appunto con la proliferazione degli indirizzi e i minuti fasulli di lezione. Dobbiamo criticare il governo perché taglia gli sprechi e le furbizie, se questo non porta a una riduzione del tempo scolastico?

3. Anche le polemiche sulle materie scomparse sono stantie e conservative. Ognuno difende la sua parrocchietta, le ore di geografia, quelle di diritto, come ieri quelle di stenografia e di aggiustaggio. La scuola non può essere il supermercato dove ci sta di tutto, soprattutto in funzione delle cattedre dei docenti. Sull’insegnamento della geografia segnalo un commento di Biagio Mario Dibilio su scuolaoggi.org.

Detto questo, mi sembra che la “riforma” sia criticabile invece perché assai poco coraggiosa, e quindi non efficace per una risposta ai problemi che si dovrebbero affrontare. Infatti l’impianto della scuola secondaria non è in realtà modificato, molti nodi critici non sono stati affrontati. Mi limito ad elencare:

a) L’uscita dalla secondaria rimane a 19 anni, contrariamente a quanto avviene nella maggioranza dei paesi europei. E dato che non si affronta il problema delle ripetenze (anzi, lo si rafforza, con le condizioni della sufficienza in tutte le materie), la metà degli studenti continuerà ad uscire a 20 anni e oltre.

b) Rimane la suddivisione in istruzione liceale. tecnica, professionale. Che si aggiungono alla formazione professionale regionale. Mi sembra una frammentazione ancora eccessiva, rispondente forse solo alle esigenze delle divisioni del ministero.

c) Non si capisce come sarà regolamentata l’area del 20% di autonomia, se non si vuole ricadere di nuovo nella moltiplicazione di indirizzi, in cui ogni scuola inventa materie e curricoli per attirare nuovi “clienti”.

d) La suddivisione del triennio nella formula 2+1 sembra più formale che sostanziale. L’anno terminale avrebbe senso se concentrato sullo studio di 3-4 materie propedeutiche all’accesso all’università o alla professione, e con l’esame di stato dopo il quarto anno.

e) Il tempo scolastico settimanale è rimasto sostanzialmente invariato (checché se ne dica), mentre sarebbe stato utile un drastico ridimensionamento delle “ore di lezione”, sia con un allungamento del calendario scolastcio, sia con una diustinzione tra il tempo delle lezioni e il tempo scuola degli studenti (che non può coincidere con quello degli insegnanti).

f) Non cambia l’impostazione generale del processo insegnamento/apprendimento. La scuola rimane organizzata per classi di età e per materie di studio: le stesse per tutti gli studenti, a prescindere dalle inclinazioni di ciascuno, dai livelli raggiunti in precedenza. Non è previsto un sistema di crediti, il riconoscimento di percorsi che si possono effettuare anche all’esterno della scuola.

Questi mi sembrano i temi su cui si dovrebbe ragionare e elaborare proposte: la struttura degli indirizzi, il numero delle ore, l’elenco delle materie mi sembrano aspetti decisamente secondari.

23 Risposte a “Riforma della scuola: svolta epocale o taglio all’istruzione?”

  1. Franco Labella Dice:

    Gentile Preside ,
    rappresento una di quelle che, con notevole sprezzo del pericolo e del ridicolo, ha definito parrocchietta.
    E’ quella dei perdigiorno che si occupano di regole e “predicono” il futuro come gli astrologi.
    Facevamo parte del supermercato.
    Poi, però, come merce siamo risultati avariante, non avariata.
    Ci siamo dovuti, perciò, trasformare in parrocchietta.
    In genere,però, le parrocchiette sono quelle che gestiscono il potere e non i tagli.
    Dopo aver letto con attenzione la sua analisi su tagli di sprechi, se posso, una domanda secca: è anche lei un cultore della teoria che la scuola negli ultimi 15/20 anni è stato un gigantesco ammortizzatore sociale?
    Non mi meraviglierei della sua risposta positiva.
    Ho letto le sue note biografiche e non mi meraviglierei, perciò, se fosse un “convertito”.
    Verso i quali manifesto una sana idiosincrasia perchè, quasi mai, sono Paolo di Tarso.
    Un’ultima curiosità: tra gli sprechi ci metterebbe anche la incredibile sarabanda di “Cittadinanza e Costituzione” con relativo gruppo di studio?
    Cordiali saluti e soprattutto buon lavoro
    Prof. Franco Labella – Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia

  2. claudiocremaschi Dice:

    Gentile prof. Labella. Non sono un “convertito”. Probabilmente sono, e sono sempre stato, un “eretico”, che non ama i dogmi, le parrocchie, le chiese, di qualunque tipo. Se può, legga il mio libro, più interessante, spero, delle note biografiche :-)
    Ebbene sì, lo confesso, temo di pensare che la scuola abbia deviato dalla sua funzione per trasformarsi in un ammortizzatore sociale (in buona misura. Estremizziamo pure, ma la realtà è sempre un po’ più complessa e con molte facce).
    Vede, io non ho dubbi che sia importante far conoscere ai ragazzi la geografia, il diritto, la Costituzione, la religione … è la logica delle materie che non funziona, un’ora di religione, una di costituzione, due di diritto… non possiamo ragionarne senza difese aprioristiche e mettendoci dal punto di vista dei ragazzi e del loro futuro?
    Grazie in ogni caso delle osservazioni. Cordiali saluti
    Claudio Cremaschi

  3. Paolo Accardi Dice:

    Non ho molto da aggiungere a quello che ha scritto il collega Labella, su una cosa però sbaglia e ha indubbiamente ragione il prof. Cremaschi, infatti, dobbiamo evitare “difese aprioristiche e metterci dal punto di vista dei ragazzi e del loro futuro”, in questo paese lo studio della Costituzione e l’educazione alla legalità devono sparire così come la stenografia e l’aggiustaggio. Cremaschi, in questo è un precursore.

  4. Un insegnante Dice:

    C’è solo una cosa da dire: ecco cosa scrivono i servi del potere. Anche nel famoso ventennio si faceva questo tipo di propaganda. Falsa e ingannevole naturalmente. Comunque se vogliamo continuare a scendere nelle graduatorie mondiali proseguiamo con questi tagli, che guarda un po’ non intaccheranno il privato!
    Meditate gente, meditate!

  5. Maria Grazia Pes Dice:

    Mi unisco ai colleghi della “parrocchietta” dei docenti di diritto ed economia solo per fare un’osservazione: la stenografica e la dattilografica si sono rivelate materie naturalmente “obsolete” a causa dell’innovazione tecnologica e pertanto giustamente sostituite dalla nuova materia “Trattamento testi”: la domanda per il Preside Cremaschi è se ritiene che anche il diritto e l’economia siano materie “obsolete”?
    Grazie

    • claudiocremaschi Dice:

      No, anzi, sono conoscenze indispensabili, mi sembrava di averlo detto. E’ sull’idea di “materia” che occorrerebbe discutere.

  6. Franco Labella Dice:

    Gentile Preside Cremaschi,
    sono più sollevato.
    Per lo meno, dopo il suo intervento, è possibile, pur nella positiva diversità di convinzioni e di analisi, ragionare insieme.
    Posso segnalare ad un “eretico” (abbiamo in comune la predisposizione non ignifuga :-) )) un negativo episodio che sembra accreditare, però, l’idea del Minculpop?
    Ieri 5 febbraio, senza alcun preavviso e senza alcuna motivazione, sono stati oscurati tutti i Forum presenti sul sito istituzionale di Indire raccolti in un thread intitolato “Conosci e commenta la Riforma”.

    Nei Forum non erano presenti interventi calunniosi, offensivi, diffamatori o blasfemi.

    Erano, presenti, però, interventi fortemente critici di docenti, studenti ed anche genitori.

    Se si pensava che i Forum avessero esaurito la loro funzione (ma uno si chiede perché chiuderli proprio il giorno dopo il varo dei provvedimenti definitivi, quando ci si aspetta i commenti) bastava inibire l’invio di nuovi contributi lasciando visibili, come è prassi comune nel WEB, gli interventi già presenti.

    Invece è stato rimosso tutto, persino la scritta in rosso che dopo le 13,00 annunciava “Commenti chiusi il 5/2/2010”.

    Ora non c’è nemmeno più quella.

    La damnatio memoriae dei contributi critici ed anche di alcuni interventi istituzionali come l’intervento n.207 nel Forum del Liceo Classico è la migliore prova del “confronto” secondo la concezione di Gelmini e Berlusconi.

    C’è da sperare che i genitori, nelle prossime scadenze elettorali, ne tengano conto ricordando i tagli relativi alla scuola.

    E ricordando che siamo l’unico Paese d’Europa a praticare questa politica scolastica.
    Mi piacerebbe leggere la sua opinione sul Pavolini (con la “v”, non con la “s” ) di turno….

    Franco Labella

  7. Franco Labella Dice:

    Nella foga ho dimenticato i cordiali saluti, le assicuro non formali e non intesi come formula di rito
    Mi scusi e grazie per l’ospitalità e la predisposizione al dialogo.
    Non in tutti i blog sono “compresi nel prezzo” :-) ))
    Franco Labella

  8. Remo Massari Dice:

    Ogni volta che viene proposta una riforma della scuola in Italia la storia si ripete. Proprio da parte degli insegnanti vengono sempre e solo difese corporative (le parrocchiette di Cremaschi) e non si riesce mai ad evidenziare i veri punti critici.
    Anche questa volta la storia si ripete. Oddio il diritto sparisce, come faremo senza la geografia nel triennio, spariscono i laboratori, un gran bla bla che non fa altro che degradare ulteriormente la figura dell’insegnante.
    E’ sacrosanto eliminare la orribile usanza delle ore di 50 minuti contate come se ne avessero 60. Sono una presa in giro.
    E’ inaccettabile che un riordino venga spacciato per riforma epocale.
    Niente in questo riordino va a toccare il nodo centrale della scuola superiore italiana. Perche’ gli studenti italiani devono entrare nell’universita’ un anno dopo rispetto al resto dell’europa?
    Gli studenti italiani sono piu’ cretini ed hanno bisogno di un anno di scuola in piu’?
    La scuola funziona cosi’ male che ha bisogno di piu’ tempo?
    La classe dirigente italiana e’ cosi’ vecchia che non riesce a scrollarsi di dosso il modello di scuola gentiliana?
    Se si fa un confronto con l’Europa ho la senzazione che la scuola Italiana si concepita piu’ per gli insegnanti che per gli alunni. Tempi piu’ lunghi per impiegare piu’ insegnanti, dalla scuola elementare fin all’universita’.
    Con il risultato che i laureati italiani entrano nel mondo del lavoro almeno 2 anni dopo dei coetanei europei.
    Questa non e’ altro che un’altra occasione persa per redere piu’ efficiente la scuola.
    Remo Massari

  9. Riordino delle superiori: idee che condivido « Champ's Version Dice:

    [...] Sono quelli di Giuseppe Nigro e Claudio Cremaschi. [...]

  10. Franco Labella Dice:

    Gentile signor Massari.
    se non la irrita e non la indispone, posso chiederle che lavoro fa?
    Perchè ho l’impressione che le sfugga che i contenitori si valutano anche dal contenuto.
    O no?
    E poi smettiamola una buona volta con la solfa dell’Europa.
    Il mio maestro, buonanima, mi ha insegnato che mele e pere non si possono sommare.
    Siamo l’unico Paese europeo che taglia sul bilancio dell’istruzione e, altro record, l’unico Paese europeo che ha eliminato il Diritto e l’Economia.
    E parliamo di Europa?
    Parrocchietta? Le parrocchiette, veramente, sono quelle dell’indottrinamento ideologico ed “in fondo i fondamenti giurididici ed economici della nostra comunità civile dovrebbero far parte di quel patrimonio di conoscenze “di cittadinanza” necessarie a qualsiasi giovane”.
    Il virgolettato non è mio , è di Andrea Gavosto, presidente della Fondazione Giovanni Agnelli, in un articolo di sabato 6 febbraio 2010 sulla Stampa di Torino dal titolo “La riforma Gelmini ancora da rifinire”
    Franco Labella

    • Remo Massari Dice:

      Gentile Sig. Franco,
      sono anche io un insegnante ma sono anche un genitore. Un confronto con il resto del mondo è sempre opportuno. Perché con la stessa spesa per studente in Italia i nostri figli (e noi insegnanti) sono costretti a studiare e lavorare in edifici spesso inadeguati?
      Perché nonostante il bombardamento di ore e materie i nostri ragazzi arrivano all’università sempre meno preparati?
      Gli sprechi ci sono, sono evidenti. Purtroppo la riforma dice spendiamo meno invece di dire spendiamo meglio. Conosco ragazzi che frequentano ITI, Licei, istituti professionali dove non possono fare laboratorio perché non ci sono i tecnici e i materiali di consumo. Cosa servono le ore di laboratorio in queste condizioni?
      La riforma cambia il contenitore ma il contenuto mi sembra che rimanga quello. Una scuola non a misura di alunni e non al passo con i tempi.
      Qualche giorno ho chiesto a mia figlia “cosa hai fatto oggi a scuola?”. La risposta è stata “niente, i prof hanno interrogato”. Serve ai ragazzi passare metà del loro tempo scuola a sentire le risposte balbettate dei loro compagni di classe alle tediose domande di noi insegnanti?
      Remo Massari

  11. Tullio Carapella Dice:

    Gentili signori,
    sono sinceramente diverito da questa simpatica discussione su regolamenti che non ci sono.
    L’aspetto più gustoso dell’epocale riforma delle superiori approvata dal Consiglio dei Ministri del 4 febbraio è che nessuno può dire di averla letta, men che meno i ministri, probabilmente perché non è ancora stata scritta. La loro approvazione, indubbiamente, ha valore analogo a quello che avrebbe il voto a un compito in classe non ancora svolto.
    Il pregio di questa strategia è che un documento non scritto ha la trasparenza cristallina di acqua di fonte ed è impermeabile alle critiche, in quanto privo di difetti. E’ facile verificare l’impalpabilità dell’oggetto del contendere, consultando il sito stesso del Ministero http://nuovesuperiori.indire.it/ dove sono stati pubblicati i soli allegati.
    Certo si tratta dei famosi (si fa per dire) quadri orari e quindi di cose non da poco, ma sono pur sempre allegati… appedici incancrenite di un corpo che non c’è. Quello che non c’è, come ad esempio l’istituzione dei comitati tecnico-scientifici e dei dipartimenti o la riduzione degli orari anche in classi successive alle prime, è ancora oggetto di indiscrezioni e bozze non ufficiali… e intanto si aprono le iscrizioni. Ci si iscrive a scuole che non si possono ancora conoscere e già questo dà la misura di un atteggiamento irresponsabile volto a fare cassa (non vedo altra ragione di una strategia tanto stravagante).
    E’ facile banalizzare con le solite favolette sugli interessi di bottega: la cancellazione del Diritto, della Geografia, della Storia dell’arte non possono essere trattate alla stregua della Dattilografia, perché, ad esempio, Canova o Fidia saranno pure obsoleti, ma uno stilista o un grafico che non li conoscono hanno un serio problema dissociativo. Così come è facile sparare su una categoria intera, in particolare quella dei docenti, che può risultare poco simpatica, come gli arbitri di calcio, ma che è fatta di soggetti diversi, quindi non omologabili in sintetici giudizi e, sicuramente, non da punire collettivamente con un taglio da 150.000 teste. E scusatemi se parlo di interessi di bottega, ma anche la difesa del posto di lavoro è cosa buona, giusta e dignitosa, per noi docenti come per tutte le categorie. Lo è ancor di più se coincide con gli interessi dei ragazzi, perché il taglio delle discipline citate (e di altre) equivale alla volontà di rendere loro più poveri.
    Se poi si vuole ridurre tutto alla polemica sulla furbizia delle ore da 50 minuti, beh, allora questa discussione non ha davvero nulla di originale. Ho cambiato tante scuole, ho operato su moduli da 60 minuti e da 55, in alcuni casi anche da 50 (solo alcuni moduli). Oggi lavoro in una scuola con il primo modulo da 65 minuti e in tutti i casi noi docenti siamo obbligati a vigilare durante gli intervalli. Ma non è qui il problema, il punto è che anche questa storia trita e ritrita dei moduli da 50 è uno strumento per incitare al disprezzo verso un’intera categoria e per non calarsi nel problema, che è il taglio ai laboratori e ai contenuti didattici (in particolare per i ragazzi di tecnici e professionali).
    Il punto è che mai in vita mia mi sono appuntato i minuti e le ore dedicate, fuori dai 50, 60 o 65 minuti, ai ragazzi e alle ragazze in difficoltà o a chi semplicemente vuole un’attenzione in più, e come me la stragrande maggioranza dei miei colleghi. Se poi i ministri e i Cremaschi ci vogliono semplicemente un po’ più aridi, con il cronometro alla mano, bene, ma non so se il problema sia la qualità o la ricerca di un facile bersaglio.
    Perché sparare è facile, come sarebbe facile sottolineare che in una scuola dove si ruba, sui tempi o in altro, è molto sospetto il dirigente… dov’era? Che faceva? Era complice? Sui dirigenti scolastici di barzellette ne so tante e conosco anche tanti gustosi aneddoti veri. Cremaschi sarebbe contento se ci scrivessi un libro o se incitassi all’odio di classe contro tutti i presidi, in particolare quelli che scrivono libri?
    Cordiali saluti
    Tullio Carapella

    • claudiocremaschi Dice:

      caro prof Carapella, Se volesse scrivere un libro sui dirigenti, sarei lieto di collaborare fornendo materiale, documenti e “aneddoti”. Senza incitare nessuno “all’odio di classe”. Cosa che non ho mai fatto, né intendo dare, con nessuno, neppure con chi non si sforza di leggere e discutere senza deformare il pensiero degli altri.
      Cordiali saluti

  12. Cosimo De Nitto Dice:

    Cambiare la cornice, anche quando necessario, influisce non molto sulla qualità del quadro. L’idea, il progetto, le coerenze interne, i processi, l’efficacia, le relazioni, le strutture, le proiezioni, le rappresentazioni, le narrazioni, i costrutti, le motivazioni, la significatività, la capacità di parlare al mondo e di ascoltarlo, ed altri fattori ancora sono contenuti del quadro.
    Altrimenti ci potrà anche essere una bella cornice, ma a poco essa servirà se in mancanza del quadro risalterà solo il bianco di un muro bianco, vuoto, senz’anima.
    Qual è il progetto culturale? Oppure dobbiamo credere che l’”epocalità” consista nella “essenzializzazione” di orari, insegnamenti, insegnanti (riduzione e tagli per essere brutali). La politica scolastica di questo governo è dominata dal principio economico del risparmio/taglio, a prescindere da ogni aspetto di merito e di contenuto, che anzi sono lasciati degradare per poi dimostrare di avere avuto ragione nel tagliare. I 150 mila insegnanti che vanno fuori non sono i peggiori. Le scuole che chiuderanno o che non avranno fondi a sufficienza per garantire un servizio di qualità non sono le peggiori. Appare molto ipocrita e pericoloso poi il principio tagli = qualità, soprattutto quando questi tagli sono indiscriminati, sono operati su fattori puramenti numerici e quantitativi.
    Non si vuol negare la validità del principio dell’economicità, ma affermare che questo non può essere disgiunto dall’intervento sui contenuti e sull’impianto culturale, che restano sempre e comunque prioritari, almeno finché si parla di sistema formativo. Se non si avvia un grande ed appassionato dibattito nel Paese sulla scuola, su cosa essa debba essere oggi, sul futuro della nostra società e delle giovani generazioni ecc., se non si elabora e condivide un impianto culturale complessivo, è tragicamente chiaro che l’apprendimento diventa una sommatoria di “parrocchiette” tra di loro le une contro le altre armate. Dai saperi essenziali, da come essi devono concorrere alla formazione delle persone giovani, dalle finalità istruttive e formative che esse debbono perseguire dipenderà la quantità, l’organizzazione, le modalità, la didattica di ciascuna “parrocchietta” e i sui confini e relazioni con le altre “parrocchiette”.
    Ed è per questo che non si può procedere con la politica dei due tempi. Prima taglio, riorganizzo e poi passo ad innovare i contenuti. Occorre una riforma organica, e questa non lo è, perchè manca di un’idea di scuola. E’ una salsetta con ingredienti quali “risparmio”, “qualità”(?), “merito”(?) , “serietà”(?) che non si capisce bene come si assemblano. Ingredienti caratterizzati da un’indeterminatezza semantica della quale si salva e resta nel suo spessore di tragica concretezza solo il “risparmio”, anche della carta igienica a volte.
    Anche qui tanti piccoli quadri dei quali è data solo la cornice con dentro il bianco di un vuoto “culturale” imbarazzante.

  13. Franco Labella Dice:

    Sottoscrivo convintamente quanto scritto da De Nitto con una sola precisazione: che, come membro di una delle “parrocchiette”, ho, con i miei colleghi, evitato di cadere nella trappola di Bruschi (che lo scriveva nei Forum di Ansas-Indire chiusi prima e poi riaperti solo grazie a noi,anche se in sola lettura e dopo delle “spiegazioni” francamente risibili)del “Per mettere il Diritto diteci cosa dobbiamo togliere”.
    Non abbiamo ceduto a questa tentazione nemmeno quando abbiamo dovuto subire una prima decisione (Cittadinanza e Costituzione insegnata dai colleghi di Storia e Filosofia ma non, ohibò, dai docenti di Diritto e Economia che che cosa si vuole sappiano di cittadinanza e Costituzione) addirittura offensiva della nostra professionalità e competenza.
    Del resto, se uno vuole approfondire la questione, che non mi pare secondaria proprio alla luce di quanto ha scritto De Nitto, basta leggere i nostri materiali, comunicati stampa e le memorie depositate nelle audizioni presso le VII Commissioni di Camera e Senato il 24 novembre scorso.
    Siccome non so se le regole di questo blog consentono di puntare all’esterno,suggerisco che basta inserire in Google “Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia”.
    Se poi il preside Cremaschi mi autorizza posso indicare il link diretto.
    Franco Labella

  14. Cosimo De Nitto Dice:

    Il problema, caro Labella, è proprio al punto in cui riporti la parole di Bruschi “Per mettere il Diritto dite cosa dobbiamo togliere”.
    Questa frase contiene in sé tutta la filosofia dell’operazione che consiste nel teorema indimostrabile per cui in principio, prima di tutto e oltretutto, viene l’assunto che bisogna eliminare, tagliare, ridurre. Cosa? Perché? Boh!
    Allora siccome non si può attaccare una cattedrale, viene demolita una “parrocchietta” con il giochino della torre. Tu, purtroppo, stai in una parrocchietta e a poco sembrano valere le argomentazioni di merito che, fra l’altro, io condivido circa l’apporto di Diritto e Economia all’impianto formativo delle giovani generazioni in generale.
    Circa, poi, l’esercizio spesso proposto che riguarda la fagocitazione a mo’ di matrioske russe di materie una dentro l’altra disposte e comprese, anche qui mi pare di dover dire che questa specie di sussunzione non può essere eretta a regola generale. Se, almeno nella secondaria superiore, si porta avanti un processo per cui un insegnante specialista di una materia può insegnare anche tutte le materie limitrofi, collegate, di area sarà difficile poi essere credibili quando si afferma di volere una scuola di qualità, di merito e… compagnia cantando. O vogliamo tornare ai bei tempi in cui laureati in legge che avevano fatto due esami di lingua all’università potevano insegnarla nella scuola?
    Il problema mi pare sia tutto qui.
    Quanto si pensa sia importante la formazione giuridico economica nei giovani d’oggi? Se si pensa sia fondamentale come pure viene strombazzato a destra e a manca, allora bisogna ricorrere alla “disciplina” e di questa farne una “materia” a sé stante da affidare agli specialisti che dispongono di un curricolo di studi specifico. Se, al contrario, si pensa che basta qualche informazione e richiamo sporadico, episodico e/o di dare solo qualche conoscenza a mo’ di infarinatura, allora basterà che l’insegnante di Storia ogni tanto si ricordi di trattare qualche argomento di “Educazione civica”, giusto per poter essere formalmente a posto con la programmazione e col programma che si consegna in segreteria. Lo si dica, allora, chiaro e tondo coram populo che il profilo culturale delle giovani generazioni non ha bisogno di una cultura giuridica e economica fondata su un processo formativo che ne garantisca l’effettiva fondatezza. E poi si dica anche, cosa non di dettaglio, cosa facciamo insegnare ai docenti specialisti che restano senza cattedra? Oppure li mettiamo in cassa integrazione guadagni? Oppure facciamo insegnare loro qualche altra materia limitrofe o di area o che in qualche modo la richiama? Col risultato che molti docenti insegneranno cose di cui non sono specialisti con immenso beneficio per validità di apprendimenti e insegnamenti :-( .
    Ah, dimenticavo, siccome il ministro dichiara di tenerci tanto all’efficacia, alla serietà, alla qualità e all’efficienza della scuola, ha pensato che il povero (di ore) insegnante di Storia dovrà svolgere i nuovi contenuti e la materia aggiunta nello stesso numero di ore?
    Meditate gente, meditate.

  15. Franco Labella Dice:

    Caro Cosimo ( se posso permettermi lo stile colloquiale ),
    per quanto mi riguarda sei cooptato ad honorem della nostra “parrocchietta” :-) ))
    Quello che scrivi è interamente sottoscrivibile ed è esattamente quello che come parrocchietta abbiamo sostenuto e sosterremo.
    Perchè, per noi, il discorso non è assolutamente chiuso.
    Fra qualche giorno sarà più chiaro il senso di quanto sto scrivendo
    Buon lavoro
    Franco Labella

  16. Franco Labella Dice:

    Ovviamente è un “sei cooptato ad honorem nella (e non della) nostra parrocchietta”
    Franco Labella

  17. Cosimo De Nitto Dice:

    Caro Franco (continuo nello stile colloquiale-informale),
    ti ringrazio per la cooptazione che sarà certamente ad amicitiam (l’honorem lo lasciamo a ben più alti personaggi ed imprese) perché non sono insegnante di Diritto e Economia.
    Alle mie convinzioni sono arrivato convenendo sul fatto che il Diritto e Economia sia un solido pilastro che occorre nella formazione dei giovani. Lo richiede la complessità e anche la difficoltà della vita nella società di oggi (e di domani).
    Penso a quanto questa formazione e istruzione possa servire a tutti qei ragazzi che vorranno mettere in piedi piccole attività imprenditoriali, cooperative, per affermarsi nel mondo di una finanza che non mette, come in questo periodo, al riparo di crisi devastanti che terremotano le vite scuotendole dalle fondamenta con i licenziamenti, casa integrazione, precarietà diffusa e impieghi di fortuna poco qualificati e spesso molto al di sotto delle competenze e delle conoscenze acquisite nel percorso formativo.
    Ma penso anche all’apporto che Diritto e Economia può dare nella costruzione di profili culturali in cui ben saldi siano i fondamenti di una cittadinanza consapevole, attiva, critica, capace anche di discreti e diversi livelli di formalizzazione, non solo per rispondere in modo adeguato alle esigenze che presenta il vivere moderno, ma anche per capire e orientarsi nel mondo. Anche solo per poter seguire e capire i talk-show ormai inflazionati da avvocati e economisti.
    E d’altronde non sono uomini di legge e di economia quelli che accompagnano a frotte il presidente del consiglio, lo scortano, lo proteggono, rispondono per lui in ogni circostanza? :-)
    Auguro buon lavoro a te e un gran successo alla tua “parrocchietta” che sarà pur piccola, ma intepreta bisogni grandi e nobili.
    Cosimo De Nitto

  18. Cosimo De Nitto Dice:

    Scusa gli errori, ho scritto di getto e il sito non permette revisioni di sorta dopo aver postato :-(

  19. Franco Labella Dice:

    Caro Cosimo,
    proprio perche so che non sei un collega di Diritto ed Economia ti ho cooptato.
    Buon lavoro e grazie per gli auguri.
    Servono veramente ma da lucano (quindi “cugino” :-) )
    ho la testa dura.
    Franco Labella

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