Opinioni

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04 maggio, Facebook

Buongiorno, ho comprato e letto il suo libro perchè mi sono sempre interessato al mondo della scuola. Sono un ragazzo di 27 anni (ingegnere meccanico), che da 5 anni insegna in un liceo per i corsi pomeridiani di informatica. Chiaramente come secondo lavoro perchè non potrei vivere facendo quello. Volevo solo farle i complimenti per le idee che ha proposto.. finalmente delle idee riformiste non campate in aria. Mi auguro che possano essere prese in cosiderazione da qualcuno…Corrado Colombo

Lei è giovane, fa bene ad essere un po’ ottimista…

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7 aprile, Sassari

Caro Cremaschi, l’ho sentita oggi su Radio tre. Finalmente qualche buona idea e non solo critiche per qualsiasi proposta venga dalla Gelmini, come se le cose prima andassero bene! A fronte di un miglioramento degli alunni che chi lavora nella scuola percepisce da qualche anno, gl’inseganti stanno diventando sempre più vecchi dentro e fuori e parlano solo di andare in pensione. Anch’io ho ormai 56 anni ma studio e mi aggiorno a mie spese e vado a scuoa con immutato entusiasmo ma con una maggiore consapevolezza. Vengo considerata dai colleghi una vecchia idealista, ma continuo a non curarmene esattamente come quando ero una giovane idealista. Insegno Inglese e 6 classi sono troppe, in verità. Credo che, dopo un’opportuna valutazione, i docenti dopo i 55 anni dovrebbero essere utilizzati come supporto e formazione per le nuove leve. Andrò a Roma per Pasqua e comprerò sicuramente il Suo libro. Le farò sapere. Distinti saluti e tanti auguri. Prof.ssa Porcu Silvana

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27 marzo

Egregio professore non sapevo che aveva anche un sito, un blog, l’ho scoperto questa mattina, ho leto il suo prezioso e interessantissimo libro MALASCUOLA OVVERO COME RADDOPPIARE LO STIPENDIO AGLI INSEGNANTI della Piemme…Anzi l’ho riletto e siccome oltre ad insegnare mi diletto anche a scrivere su diversi siti internet, ho intenzione di pubblicare una specie di recensione al suo libro…lo farò a breve, è già pronta anzi posso mandargliela in anteprima…

Sono d’accordo in tutto, tranne quelle poche cose che riguardano magari le questioni aperte della scuola Primaria (forse perchè sono un insegnante elementare) ma comunque in teoria sono d’accordo anche con quelle… Comunque avremo modo di ritornare sul tema spero…adesso chiudo e la saluto grazie per l’attenzione buon lavoro. Domenico Bonvegna

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26 marzo

Da ex collega condivido quanto ho letto finora (libro visto stamattina in biblioteca, ho dato una scorsa alle prime pagine). In particolare, mi ha colpito il ragionamento sul tempo scuola a pag. 51-52: semplice ed evidente, io però non ci sarei mai arrivato! Bravo, mi farò risentire a letura ultimata Sergio Scuffi

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25 febbraio, Vicenza

Terminato il libro e mi ha veramente colpito l’dea delle 40 settimane a 25 ore la settimana………..; Un’altra cosa però mi ha lasciato l’, i rimborsi dei commissari d’esame alla maturità! Non capisco pure io perchè si debba essere pagati due volte nello stesso periodo di servizio! Vorrei dirti poi, a meno che abbia letto male, che da parecchi anni i commissari d’esame di terza media non prendono una lire ( insegnanti); come preseidente se va bene prendo 50 euro lordi, neanche la benzina o il biglietto del tram……

Di una cosa non parli, delle assemblee sindacali. Io ho fatto per anni il segretario della CGIL Scuola di Vicenza e vorrei dirti due cose:

1) solo lo Stato paga i sindacalisti come fossero al lavoro! I distacchi del privato sono autorizzati dalle Aziende, ma lo stipendio lo dà il Sindacato….perchè non può essere così anche per la Scuola?

2) Mi sono sempre battuto come un Don Chisciotte per far sì che le assemblee sindacali ( le 10 ore annuali) potessero essere fatte nell’orario funzionale e non in quello frontale: non cambierebbe nulla, se non per i genitori che lavorano…… Perchè nessuno ci pensa?

Ciao e grazie per la rottura di leggere queste strampalate righe

Angelo Turato, Dirigente Scolastico

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28 gennaio, Parma

Letto il libro.  Complimenti: la miglior riforma che si potrebbe fare.  Mi ricorda molto i discorsi che facevamo quasi 20 anni fa a Orzinuovi.    Ernesto Devodier (segretario Provinciale SNALS)

… e che continueremo a fare per i prossimi 20 anni… C.C.

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24 gennaio, Reggio Emilia

Salve Preside, ho appena finito il suo libro e mi trova d’accordo su tutto. Sono una docente di 56 anni, insegno tecnologia nella scuola media e da sempre mi impegno per migliorare l’organizzazione e la didattica (funzione strumentale, vicario, consiglio istituto ecc ecc). Purtroppo non la ascolteranno, ormai ho quasi perso la speranza anch’io. Ogni tanto ho un rigurgito di indignazione ma gli stumenti a disposizione sono pochissimi. Cosa fare ad esempio con un dirigente (il mio- comprensivo di 1500 alunni con sei sedi) che dal 14 al 31 gennaio se ne è andata in vacanza in India, lasciandoci da soli ad organizzare gli scrutini, gli incontri con le famiglie per le iscrizioni ecc ecc?

Tengo duro, per tutti quelli che ancora credono nella scuola. Il suo libro lo presterò ai colleghi (porti pazienza se perde qualche diritto d’autore ma i docenti che comprano libri dove sono ormai?)

Saluti prof Cristina Corradini

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3 gennaio 2010, Vicenza

Posso farti i complimenti? sto leggendo il tuo libro: condivido in pieno. Grazie…. sono preside dell’itis rossi di vicenza… ciao  gianni

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9 dicembre, Milano

Malascuola e’ un libro epocale, va letto e metidato e specialmente : attuato. Perche’ propone una analisi della scuola e del sindacato radicalmente diversa da quella dominante e molto coraggiosa e difficile da ingoiare. Ma proprio per questo mi piacerebbe trovare il modo ( la’nno prossimo ormai ) di discuterla approfonditamente. Marianella Sclavi, politecnico di Milano

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29 novembre, FB

Mi sono comprato il libro, ora l’ ho finito. Complimenti per il contenuto, gli spunti, gli svariati aspetti toccati. Proprio per questo temo che molti desiderino che si dimentichi presto. Carlo Ardizzone

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8 novembre, Milano

E’ un’analisi approfondita del sistema scolastico statale italiano, dalla scuola dell’infanzia alle superiori. Tesi del libro è che si può aumentare e anche di molto lo stipendio degli insegnanti, riqualificandoli, tagliando gli sprechi che nella scuola sono tanti, molto di più di quelli che immaginavo. Parte delle opinioni o delle proposte è condividibile, come la chiusura delle piccole scuole, il controllo effettivo del numero di alunni per classe, il tempo prolungato di alcune scuole medie che hanno solo un orario antimeridiano, la compresenza di troppi insegnanti… Su una non sono affatto d’accordo ed è quella di lavorare a luglio. Va benissimo incomin[Photo]ciare con gli alunni dal primo di settembre e terminare alla fine di giugno (però mi si devono eliminare tutte le riunioni di quel periodo) ma a luglio non servono insegnanti ma intrattenitori! Già in media cinque ore a settimana vengono da me dedicate alla mensa, ci manca solo che occupi il tempo estivo dei miei alunni. La scuola non deve risolvere il problema dei genitori che non sanno dove mettere i figli, non è il nostro compito. Io sono un’insegnante e sono pagata (poco!) per insegnare, ho studiato e studio per questo, frequento corsi e mi autoaggiorno. Questa è la difesa sbagliata del mantenimento del tempo pieno. Io posso dimostrare che educativamente sia utile ma non mi interessa per niente sapere che è una risposta all’esigenza lavorativa dei genitori (anch’io lavoro e ho figli), altrimenti è impensabile non pensare a tenere le scuole aperte anche a luglio. Il libro è comunque ricco di dati interessanti, come il sapere che la maggior parte degli insegnanti italiani ha un’età compresa tra i 45 e i 59 anni. Quanti di loro riusciranno ad andare in pensione con quarant’anni di servizio? Maria Stella Non solo libri

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23 ottobre, Roma

Un’analisi attenta e diverse proposte convincenti su scuola e insegnanti. Agostino Quadrino

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4 ottobre

Il libro ha il pregio della chiarezza, della lucidità, della concretezza, della sistematicità, della ricchezza di documentazione, ma difetta forse di umiltà e di (sano) beneficio del dubbio. L’autore – in modo apparentemente non diverso dalla Gelmini, ma in sostanza con ben altro polso della situazione, con tutt’altro respiro – ipotizza una radicale riforma della scuola, in cui i tagli degli indirizzi e del personale, la razionalizzazione di tempi e spazi, l’istituzione della settimana corta e del calendario lungo, siano controbilanciati da una migliore qualificazione dei docenti (anche in termini di selezione, retribuzione e carriera) e da una maggiore efficacia formativa ad ogni livello (dalla scuola dell’infanzia all’università). In ciò ha una risposta per ogni quesito e una soluzione per ogni problema, salvo poi concedersi un’inesorabile doccia fredda nell’ultima pagina, dove il “sistema” illustrato, ottimo sulla carta, si incrina al contatto con la nostra italianissima realtà. Ad ogni modo mi ha convinto, e il fatto che io sia un prof. giovane (non giovanissimo) e precario da alcuni (e chissà ancora per quanti) anni non attenua, piuttosto rafforza la mia impressione che Cremaschi abbia ragione quando auspica un drastico giro di vite e quando afferma che noi insegnanti italiani continuiamo ad accettare un implicito e subdolo ricatto da parte dello Stato: “non ti do molto ma non ti chiedo neppure molto”. In una scuola come quella attuale, Preparazione, Passione, Metodo, Coerenza, Equilibrio (che io considero il “pentafàrmakon” dell’insegnamento), anziché essere considerati requisiti indispensabili e valutabili, sono paradossalmente valori aggiunti della nostra professione (della serie “bontà tua se li hai!”). In mancanza (e nella speranza) di una vera meritocrazia, resta l’incalcolabile gratificazione che un prof. riceve ogni volta che i suoi studenti gli sorridono e si ricordano di lui, che si illude di regalare l’emozione dell’apprendere e lo stupore del capire, che insegnare gli sembra un sinonimo di amare. Francesco (Su Ibs.it)

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13 ottobre, Bergamo

Complimenti per il suo interessante acuto e preciso libro “Mala Scuola”. Saluti. Mario Pietrangeli

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9 ottobre, Clusone (BG)

Oggi,9/10/09, ho visto su rai 3 la trasmissione ABBASSO LA SCUOLA. Non sapevo avesse pubblicato 1 libro, Le assicuro che lo leggo. Mi ha fatto molto piacere il fatto che finalmente qualcuno la pensi come me riguardo “al fatto e la preparazione dei professori”. Ho un figlio che frequenta la 4a geometra presso l’Istituto Fantoni di Clusone; l’anno scorso è stato un sussegguirsi di incomprensioni e come termine la bocciatura,non mi fraintenda non è un problema la bocciatura,meglio rifare una classe che proseguire senza averci capito nulla. Ho esposto il nostro problema in provveditorato a Bergamo, e ho incontrato una signora gentilissima che mi ha detto le medesime cose dette da Lei: solo in Italia i prof. non sono giudicabili per la loro preparazione e per questo non ho potuto risolvere niente,mi sono anche rivolta al Sig. Colosio Giuseppe,in Regione Lombardia, ma da lui proprio nessuna risposta…
Per fortuna in questa scuola ci sono anche figure MOLTO  importanti e preparate, ma purtroppo sono la minoranza…
Mi scusi per il mio sfogo, ma anche se non posso risolvere nulla mi fa piacere sapere che un ex Dirigente Scolastico la pensa come me…ma anche in questa categoria le persone VALIDE sono sempre la minoranza!!!  Paola Baffi

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5 ottobre, Pordenone

Un libro acuto, documentato e scritto per farsi capire anche per chi è fuori del mondo scolastico, e per stimolare la discussione: ottima anche l’idea del blog, in questo senso. E’ stato arricchente leggerlo e rifletterci sopra, e mi fa piacere che i riscontri stiano aumentando. Piervincenzo Di Terlizzi

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26 settembre, su Il cannocchiale

Mi sono capitati fra le mani un paio di instant book usciti con la riapertura delle scuole, Il rosso e il blu di Marco Lodoli e Malascuola di Claudio Cremaschi.

Il primo non aggiunge nulla di nuovo a migliaia pagine già lette, sono riflessioni sparse (con parecchie ripetizioni, temo siano articoli di giornale copiaincollati) da cui traspare il senso ultimo della scuola, la voglia di trasmettere la cultura, la passione per l’insegnamento, l’amore per i ragazzi etc. Non è che sia un libro brutto, è che ce ne sono tanti altri uguali (dello stesso Lodoli, di Starnone o questo qua, che al tempo non mi convinse); il secondo, invece, elenca spietatamente spese e sperperi del sistema scolastico e sommerge il lettore con miriadi di numeri, proponendo soluzioni più o meno condivisibili.

Vanno letti vicini uno sull’altro, quasi sovrapposti, altrimenti si rischia, a scelta, di licenziare tutti o di credersi il salvatore dell’umanità se una volta all’anno si riesce a far apprezzare due righe di Leopardi ai ggiovani. E sarebbe carino se i due autori si parlassero. Cheremone

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20 settembre, su Anobii.com

Come riformare la scuola e raddoppiare lo stipendio ai professori, mantenendo invariata la spesa pubblica? Un uomo di scuola spiega che i risparmi sono possibili e anzi sono doverosi, poiché nella scuola spendiamo come altri Paesi, ma spendiamo peggio. Le sacche di inefficienze nella scuola pubblica sono infatti parecchie e si traducono in un servizio spesso non all’altezza, le cui conseguenze le paghe l’intero Paese. Un libro che irriterà molti perché dice cose sgradevoli. Philosophe

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19 settembre, L’Aquila

Se Cremaschi avesse parlato a lettere maiuscole, se avesse usato il tono scandalistico di troppa pubblicistica italiana, questo libro sarebbe l’ennesima “casta”: viaggio attraverso sprechi e sperperi della scuola pubblica. L’autore, però, interviene nelle complesse questioni con logica e raziocinio, con quel tanto di freddezza matematica che manca spesso agli esagitati promulgatori di riforme. Alcune idee sono ottime, altre chiaramente utopistiche, altre ancora discutibili. E’ apprezzabilissima però l’onestà intellettuale che riverbera nell’analisi dei problemi della scuola. Non sfugge neppure all’autore quanto utopica sia la sua ricostruzione: in un esilarante epilogo (vera e propria ventata d’aria fresca dopo una disamina razionale ed impegnativo), Cremaschi mima lo “scenario di guerra” su cui muoverebbero sindacati e società se solo le sue proposte fossero accettate. Del resto, si sa, il problema è “ben altro”! Benedetta Colella

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15 settembre, Roma

Ho sentito l’intervento lungo e puntuale di Cremaschi a Fahreneit; è raro che qualcuno parli con così tanta chiarezza dei mali della scuola, ma contemporaneamente sia capace di non abbandonarsi al cinismo e al disfattismo, complimenti! il libro non l’ho ancora letto , lo farò subito; intanto come madre, come artista, come docente posso dire che condivido in pieno quello che ho ascoltato.insegno nel settore dell’Alta formazione artistica ( che paroloni, eh!) che non è certo immune dai suddetti mali, anzi… e mi occupo anche di Danza educativa ; posso segnalare gli atti di un convegno del 2005, promosso dall’associazione Choronde a Roma,e che si chiamava “La danza va a scuola”?! Li ha pubblicati Meltemi editore; se a qualcuno va di parlarne… ben venga! poi ci sarebbe pure da dire sulla 508 che compie dieci anni e ancora non è andata a regime! grazie Cremaschi, per questo spazio di riflessione. Monica Vannucchi

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15 settembre, Roma

Caro Claudio non so se ti ricordi di me troppi anni sono passati, e troppi insegnanti hai incontrato sul tuo cammino. Sono Giovanna Zinzi ho insegnato geografia economica ad Albino, sono rimasta per tre anni e poi sono rientrata a Roma, portandomi dietro un ricordo molto bello di quel periodo. Attualmente lavoro ancora Sigh! presso il ministero degli esteri, ieri ho avuto il piacere di sentirti in radio, parlavi del tuo libro e delle tue idee, sentirti mi ha riportata indietro nel tempo, e volevo salutarti e farti i complimenti, auguri vai avanti , un abbraccio  Giovanna Zinzi

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14 settembre, Bergamo

Sto leggendo il tuo libro che ho suggerito ad un sacco di gente. Tutti i miei complimenti; si legge tutto d’un fiato. Marisa Pansera

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14 settembre

Sono docente in un tecnico turistico. Condivido molte delle cose dette con grande lucidità da Cremaschi a Fahrenheit. Credo che fino a quando non si penserà alla riforma in funzione non del contratto docenti come è ora, ma del progetto del futuro della nazione, non si andrà lontano.  Forse l’orario dovrebbe essere strutturato in maniera funzionale al tipo di disciplina (alcune ore ogni settimana per tutto l’anno per matematica, grammatiche e tutte quelle discipline che richiedono un esercizio continuo e a piccole dosi – più ore raggruppate in pochi mesi per le materie come le storie, in cui si potrebbero studiare gli argomenti in moduli compatti e conclusi). Forse un alunno dovrebbe rimanere indietro solo per le materie che non sa ed andare avanti con quelle che sa, senza bocciature integrali. Forse i docenti dovrebbero avere un orario quotidiano “tipo ufficio”, diviso in ore di lezione e ore di preparazione, correzione, gestione stages, programmazione e lavori di gruppo con i colleghi etc. Questa forse sarebbe una riforma… :-)  Angela Mirto

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14 settembre

Egregio sig. Cremaschi, ho sentito la sua intervista a Radio 3. Non ho ancora letto il suo libro (porro’ rimedio prima possibile), ma in base a quello che ho sentito concordo con lei sui punti:
- numero alunni per classe. Quando mi è capitato di aveve classi molto esigue (meno di 15 alunni, diciamo) ho avuto risultati insoddisfacenti. E’ come se non ci fosse abbastanza “materiale umano” per formare una classe e anche il gruppo dei ragazzi ne risente. Certo bisogna anche dire che 30 alunni per classe sono troppi!
- E’ vero, troppo tempo scuola: 40 ore al professionale, 36 ai tecnici non sono sostenibili, se non con trucchetti come le ore di 50 minuti.
- Da quando sono entrata nella scuola credo che i docenti dovrebbero stare a scuola 36 ore settimanali. 18 di lezione frontale, le altre per lavoro collegiale, correggere compiti, preparare lezioni, … e per essere a disposizione degli alunni per ripetere, rispiegare, essere presente per chi ha bisogno. Sa quanti soldi si risparmierebbero, con tutti quelli che si buttano nei corsi di recupero e negli sportelli, che il più delle volte non servono a niente. Purtroppo adesso le cattedre vanno fino a 24 ore settimanali e questo è uno scandalo a cui mi sembra nessuno si ribelli.
- L’aspetto economico è importante, ma io non credo che una persona (docente o non) lavori di più o di meno a seconda di quanto guadagna. Dipende dalla sua etica, dai controlli a cui è sottoposto, a quanto gli piace il suo lavoro. Io adesso, con 22 anni di anzianità, guadagno 1.700 euro al mese, e non sono propriamente pochissimi (soprattutto se penso a qualche mio collega).
Concludo dicendo che lei ha troppe competenze per fare il ministro della Pubblica Istruzione. Non che Fioroni avesse competenze specifiche, ma la Gelmini che parla tanto di meritocrazia dovrebbe spiegare quali meriti ha per ricoprire quel posto.
Mi scusi per la mail scritta di getto, ma sono piuttosto scoraggiata perchè da una parte vedo il disegno (consapevole?) di distruggere la scuola pubblica e dall’altra l’assoluta incapacità di rispondere in modo costruttivo e propositivo, all’altezza della gravità della situazione. Vedo solo l’andare dietro a proteste in difesa del posto di lavoro. La scuola non deve avere come scopo dare da lavorare agli insegnanti. Silvia Gualdi

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7 settembre, Orzinuovi (BS)

Interessante, quanti numeri, statistiche…….. Mi è piaciuto il tuo stile diretto, senza fronzoli e un po’ ironico.
Ovviamente condivido quasi totalmente i contenuti, ma per dire qualcosa di più approfondito dovrei rileggerlo!!!  Grazia Ghirardi

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7 settembre, Pescara

Ho acquistato e iniziato a leggere il libro. Le prime pagine fanno ben sperare. A presto. Marco Presutti

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5 settembre, Cortina (BL)

Caro Claudio, sono uno studente di 18 anni, matricola di giurisprudenza all’università di Bologna. Sto leggendo il suo libro “Malascuola”, e condivido in pieno certe tesi, certe altre… un pò meno. Forse siamo in due a desiderare di fare il Ministro dell’Istruzione… Mi piacerebbe continuare con lei il discorso sulla scuola italiana. Ad maiora!  Luca Dell’Osta

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3 settembre, Bergamo

Ciao Claudio, ho letto alcune recensioni: lo leggerò. Avendo tu vissuto la scuola sicuramente avrai riportato buone ed intelligenti idee… Ma come in tutti i campi, dovrebbero leggerlo coloro che grazie alla posizione occupata potrebbero fare qualcosa, ma lo faranno? No, la motivazione è semplice: chi è al potere è lontano dalla realtà perchè non la conosce o dimentica il passato… Andrea Corsi

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23 agosto, Monza

Un punto di vista libero e senza pregiudizi sulla nostra scuola, scritto da uno che la scuola la conosce davvero.  Nanda Cremascoli

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23 agosto, Bergamo

Complimenti.. 6 un grande!! Carol Angelini

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