A pochi mesi dalla sua pubblicazione (Settembre 2009) il libro “Malascuola” di Claudio Cremaschi continua a suscitare discussioni e polemiche, specialmente tra gli addetti ai lavori. Perchè affronta uno dei temi più scottanti del nostro Paese, ormai all’ordine del giorno in Viale Trastevere da molti anni. E lo fa attraverso un’analisi appassionata, concreta e circostanziata, in quanto sostenuta da dati statistici, tabelle e rapporti ufficiali. Un’analisi effettuata, finalmente, da un punto di vista interno al sistema. L’autore, infatti, la scuola l’ha vissuta in prima linea, come insegnante di matematica, preside, volontario e sindacalista. Di riforme, perciò – che in questo testo espone con occhio critico ed ironico – ne ha viste tante durante la sua lunga carriera professionale. E quel che colpisce, soprattutto chi vive e conosce il mondo della scuola dal di dentro, è l’analisi lucida e spassionata con la quale Cremaschi evidenzia l’illogicità del sistema e i suoi sprechi.
RAZIONALIZZARE E REINVESTIRE – Non c’è dubbio che in una società complessa come quella attuale la scuola è chiamata a confrontarsi con compiti sempre più difficili e delicati. Il suo ruolo appare cruciale infatti non soltanto nello sviluppo delle intelligenze individuali e nella trasmissione dei saperi ma anche nel mantenimento della compagine sociale. Ruolo che l’ha resa terreno di scontro politico e oggetto, nel corso degli ultimi vent’anni, di numerose riforme. Che però hanno affrontato aspetti marginali della questione, arenandosi di fronte allo spinoso problema dei tagli al personale e di fronte agli interessi delle categorie professionali che vi operano. I ministri che si sono succeduti hanno proposto innovazioni a volte grottesche, limitandosi a cambiare i nomi delle cose senza l’intenzione reale di cambiare alcunché. Qualcuno si è battuto per il ritorno all’uniforme e ai grembiulini, qualcun altro ha proposto l’introduzione dell’educazione stradale o dell’educazione sessuale, chi ha abolito e chi ha rispristinato gli esami di riparazione a settembre, chi ha istituito il modulo dei tre maestri alle elementari e chi è ritornato poi al maestro unico, chi ha introdotto il 7 in condotta e ha sostituito il giudizio con i voti… Ma come si riforma la scuola secondo Cremaschi? Partendo dal dato incontestabile che è ormai un’”azienda in crisi”, l’esigenza di una riforma appare innegabile e non più procrastinabile. Tuttavia, anche se da più parti tale riforma si avverte come necessaria, nessuno – sostiene Cremaschi – è disposto ad affrontarne le conseguenze. Il primo passo è infatti quello della riduzione delle spese scolastiche per reinvestire nella scuola stessa ciò che viene risparmiato. Ciò consentirebbe di aumentare lo stipendio agli insegnanti, rendendo la professione allettante e offrendo un’effettiva progressione di carriera ai più validi e motivati. Ridurre le spese significa in primis ridurre il rapporto docenti/allievi (che emerge come tra i più alti in Europa) nonostante il quale, tuttavia, l’Italia appare agli ultimi posti per livelli di formazione secondo l’ultimo rapporto Ocse – Pisa. E spesso appaiono basse anche le competenze dei docenti. Un sistema in cui i costi della dispersione e dell’insuccesso scolastico sono altissimi. Ma per ridurre le spese occorre rivedere in maniera funzionale anche il tempo – scuola. Prevedere cioè un orario ridotto al mattino e un anno scolastico più lungo, come avviene in altri Stati europei e offrire agli studenti la possibilità di dividere le materie per moduli per consentire un migliore apprendimento.
UNA RIFORMA POSSIBILE – L’autore non si limita quindi a denunciare le falle del sistema ma propone dopo un’accurata analisi della situazione, tempi, strumenti e modalità per raggiungere l’obiettivo di una scuola efficace ed efficiente. Secondo il suo ragionamento infatti, dati demografici alla mano, occorre effettuare una stima sul fabbisogno di nuovi insegnanti a breve e lungo termine. La proporzione tra i posti che si renderanno disponibili nei prossimi anni per cessazione di servizio e gli insegnanti attualmente in esubero, infatti, consentirebbe di offrire una risposta tranquillizzante sulla gestibilità della transizione. Una riforma, perciò, che proprio in questo momento storico appare, oltre che necessaria, possibile e praticabile. Malascuola è dunque un libro interessante e piacevole che effettua un’istantanea impietosa e lucida della scuola italiana attraverso uno stile chiaro e divertente. E analizza il problema senza giri di parole e senza trincerarsi dietro ideologismi che contribuiscono soltanto a rendere la situazione più confusa. Chi crede nella scuola e pensa di investirvi – o ha già scelto di investirvi – le proprie energie e la propria professionalità troverà nel libro di Cremaschi numerose risposte sui probabili scenari futuri del settore e sulla situazione formativa negli altri Paesi europei. Genitori e non addetti ai lavori, spesso chiamati ad esprimersi su novità e problemi spesso nebulosi che riguardano i propri figli, potranno ricavare dalla lettura di questo testo un quadro più chiaro e preciso sul mondo della scuola. Il ministro di turno, invece, se Cremaschi non dovesse diventarlo, potrebbe trovare una serie di proposte concrete e sensate per orientare la propria azione legislativa. Consigliato.
01/02/2010 aazzarone.fusiorari@gmail.com
